03-04-2019

Dal visual all’audio branding

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Non solo immagini e video: le aziende riscoprono l’udito – l’unico dei nostri sensi attivo 24 ore su 24 – e puntano sull’audio branding per aumentare la memorabilità dei contenuti e il coinvolgimento delle persone.

State camminando, guidando, aspettando l’autobus. Quasi certamente avete uno smartphone in tasca o tra le mani. Le cuffie sulle orecchie, forse non è musica quella che state ascoltando. Complice la tecnologia, con dispositivi dalle funzionalità audio sempre più sofisticate e gli assistenti vocali domestici che possono leggere per noi, l’audio entertainment comincia ad avere dimensioni di tutto rispetto.

Gli audiolibri sono il segmento che cresce di più nel mercato editoriale USA (+28,9% nel 2018), piacciono al 24% degli americani e soprattutto agli under 35, che rappresentano il 48% del pubblico più fedele. Anche il 7% degli italiani ha ascoltato almeno un audiolibro nell’ultimo anno, il 75% lo ha fatto da smartphone. Inoltre, secondo un’indagine realizzata da Nielsen per Audible, nel nostro Paese quasi 2,7 milioni di persone ascoltano abitualmente podcast, che sono apprezzati in particolare dai giovani tra i 18 e i 40 anni.

Voce e suoni sono strumenti ideali per raccontare storie – del resto, la trasmissione orale ha preceduto di gran lunga la comunicazione scritta. E l’ascolto si sposa molto bene con le nuove abitudini di fruizione dei contenuti informativi e non, considerando che le persone trascorrono una buona quota del loro tempo in movimento, sono sempre meno propense a leggere, soprattutto dove è richiesta attenzione e concentrazione, e sono ormai sovraccariche di stimoli visuali.

L’audio ha anche il pregio di sollecitare l’immaginazione e favorire la memorizzazione, creando una connessione più emozionale tra chi parla e chi ascolta. Un’occasione da non perdere per le aziende, che stanno scoprendo l’audio branding per costruire o consolidare la propria identità sonora.

Non si tratta dei pur popolarissimi jingle. Ci sono brand che hanno dei veri e propri loghi sonori: riconoscerete a occhi chiusi le tecnologie di Intel e Samsung, al cinema la magia di Disney e il ruggito della Metro Goldwyn Mayer, a tavola le cinque note di Mc Donald’s. Anche Mastercard ha lanciato da poco la sua nuova brand identity sonora.

Ci sono aziende che stanno sperimentando audio brochure, ma la nuova frontiera del content marketing sono i branded podcast, attraverso i quali costruire uno storytelling perfetto per smartphone e dintorni.

Ci ha provato già nel 2015 General Electric con The Message, un racconto di fantascienza in otto puntate che, privo di pubblicità esplicita, ha totalizzato oltre 400 milioni di download. Poco più di un anno fa è partita Akimbo, l’audioserie settimanale condotta dal guru del marketing Seth Godin e focalizzata su lavoro e produttività, che porta il marchio di ZipRecruiter. Ancora più recente l’esperimento di Facebook, “Three and Half Degrees”, che parla di imprenditorialità e delle connessioni che possono far decollare i progetti.

L’audio branding crea anche nuove professionalità e, se manterrà le sue promesse, vedremo crescere la generazione dei sound teller e sound designer. E i social network che, senza usare le parole, ci faranno condividere il mondo attraverso i suoni.