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Fake news: combatterle, gestirle, giocarci?

Le fake news, il loro impatto sulla reputazione e le strategie migliori per difendersi sono un tema molto delicato per molte imprese. Non esiste oggi un unico modo per sopravvivere a testa alta in quella che viene chiamata l’epoca della post-verità: ne abbiamo parlato con Andrea Fontana, AD di Storyfactory, e Joseph Sassoon, partner di Alphabet Research, in occasione dell’incontro ‘Exponential Storytelling’ organizzato da OpenKnowledge per la Milano Digital Week.[Leggi tutto]

Giornalisti digitali in un’epoca digitale

I giornalisti stanno tenendo il passo della rivoluzione digitale? Non ne stanno sfruttando appieno le potenzialità per creare e diffondere i contenuti, sostiene una ricerca condotta su scala globale dall’International Center for Journalists (ICFJ) insieme a Google News Lab.[Leggi tutto]

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Una storyteller ribelle

Nel giorno in cui si festeggiano le donne, rivediamo con piacere Ribelle – The Brave, il film Pixar che nel 2012 vinse l’Oscar come Miglior film d’animazione. Il coraggio, la determinazione e l’anticonformismo della protagonista Merida nascono dalla creatività della regista Brenda Chapman, che la disegnò ispirandosi al carattere forte e indipendente di sua figlia Emma.[Leggi tutto]

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Quando il brand ambassador è un dipendente

Dipendenti e collaboratori sono – nel bene e nel male – ambasciatori dell’azienda per cui lavorano. Nella corsa ad aumentare la visibilità sul web e i social, molte imprese hanno quindi cominciato a sviluppare veri e propri programmi di Employee Advocacy, sollecitando le persone a sostenere e promuovere il brand attraverso la condivisione di contenuti sui profili social personali, ma anche tramite blog, forum e gruppi di discussione.[Leggi tutto]

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La carta stampata è morta, o forse no

Le notizie si possono leggere gratis online, quindi perché comprare il quotidiano in edicola? I lettori si spostano sulla Rete, quindi perché investire sulla carta stampata? Il calo dell’audience e della raccolta pubblicitaria fa spesso parlare della probabile (per alcuni persino imminente) morte dei giornali tradizionali, messi in discussione anche dal punto di vista dell’autorevolezza. Eppure, gli ultimi dati relativi agli USA e all’Italia sembrano suggerire un’evoluzione diversa.[Leggi tutto]

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Come storyteller, abbiamo un dovere

Il celebre regista Ridley Scott è stato recentemente premiato dalla British Academy of Film and Television Arts (BAFTA) per il suo importante contributo all’industria cinematografica e televisiva.

Accettando il riconoscimento, Scott ha voluto ricordare che “Oggi l’esplosione delle piattaforme e dei social media ha reso l’arte del cinema molto più accessibile e democratica, con la possibilità di essere fruita 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all’anno. I film hanno così l’opportunità di coinvolgere le persone in modo autentico e rilevante, con effetti molto profondi che dobbiamo considerare”.

“Come storyteller, abbiamo il dovere di usare bene questo potere. Dobbiamo impegnarci a proteggere i principi cardine della narrativa, perché le storie migliori nascono dalla verità, anche quando si tratta di finzione”.

Il discorso completo di Ridley Scott è disponibile qui

La scelta delle parole

“La scelta di una parola piuttosto che un’altra, di un’espressione piuttosto che un’altra, di un registro di linguaggio piuttosto che un altro, non è mai casuale. Anche questa scelta è comunicazione, anch’essa dice qualcosa della persona che l’ha operata”.

E’ questo uno dei passaggi che ci piace sottolineare nella lettera aperta con cui Samantha Cristoforetti replica alla giornalista che ha inventato una sua intervista.

Fiducia in crisi

Crolla la fiducia nei confronti delle istituzioni, della politica e dei media. Il Trust Barometer 2018 di Edelman punta l’attenzione soprattutto sugli Stati Uniti, dove l’indice aggregato di fiducia è sceso di ben 37 punti nell’ultimo anno, e l’Italia, dove il calo è di 21 punti.

I media sono oggi l’istituzione meno meritevole di fiducia a livello globale, ma le persone tornano a dar credito ai giornalisti, agli esperti (medici, tecnici, accademici) e ai CEO delle aziende, a discapito dei pari e delle notizie sui social. E questa è una buona notizia.

Anche i Millennial invecchiano

Anche i Millennial invecchiano: gran parte dei 30enni e quasi 40enni si confronta con una fase diversa della propria vita e le decisioni importanti in fatto di famiglia, figli e lavoro. Per i brand che hanno inseguito questa generazione è arrivato il momento di cambiare registro? Secondo Mintel occorre considerare l’evoluzione dei Millennial in termini valoriali per capire come cambiano i loro comportamenti e le abitudini d’acquisto