Le parole che hanno cambiato il nostro modo di pensare

Quando parliamo di Twitter, il pensiero corre subito al famoso social media. Ma ‘Twitter’, o ‘twiterith’ come fu inizialmente scritto, è una delle parole onomatopeiche che il poeta medioevale Geoffrey Chaucer coniò nel 14° secolo. ‘Panorama’ ci fa pensare ad ampi paesaggi e orizzonti infiniti, ma il termine entrò in uso intorno al 1789 per descrivere un'esperienza del tutto diversa, ovvero un dipinto di forma cilindrica che imprigiona l'osservatore - una creazione dell'artista irlandese Robert Barker.

Difficile pensare che nessuno abbia ‘visualizzato’ qualcosa prima del 1817, eppure è questo l'anno in cui il poeta Samuel Taylor Coleridge per primo usò questa espressione nella sua opera Biographia Literaria. L'Oxford English Dictionary attribuisce a due scrittrici inglesi l'introduzione di neologismi come ‘outsider’ (dovuto a Jane Austen nel 1800) e ‘babbano’ (legato alla saga di Harry Potter, iniziata nel 1997 da J K Rowling).

Scopriamo alcune delle parole che hanno cambiato il nostro modo di pensare su BBC Culture - video


Come storyteller, abbiamo un dovere

Accettando il riconoscimento, Scott ha voluto ricordare che "Oggi l'esplosione delle piattaforme e dei social media ha reso l'arte del cinema molto più accessibile e democratica, con la possibilità di essere fruita 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all'anno. I film hanno così l'opportunità di coinvolgere le persone in modo autentico e rilevante, con effetti molto profondi che dobbiamo considerare".

"Come storyteller, abbiamo il dovere di usare bene questo potere. Dobbiamo impegnarci a proteggere i principi cardine della narrativa, perché le storie migliori nascono dalla verità, anche quando si tratta di finzione".

Il discorso completo di Ridley Scott è disponibile qui.


B-Story srls a socio unico
P. IVA / cod. fisc. 09349140963
CCIAA Monza Brianza