Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio, Emma e gli altri romanzi ebbero successo a suo tempo, benché i contemporanei non ne avessero colto fino in fondo la portata innovativa. Alcune delle tecniche narrative che proprio Jane Austen ha introdotto – o usato meglio degli altri – hanno influenzato così a fondo il modo in cui pensiamo al genere fiction, da illuderci che si sia sempre scritto in quel modo.
È questo il motivo per cui Austen viene tuttora preferita a molti altri autori coevi? Il New York Times ha riportato i risultati di alcuni studi indipendenti che hanno misurato i tratti caratteristici dell’opera della Austen. È tutta una questione di parole, come hanno scoperto applicando modelli avanzati di data analysis e confrontando il lessico di una selezione di romanzi inglesi pubblicati tra il 1710 e il 1920, andando poi a rappresentarli attraverso una serie di grafici a due dimensioni.
Cominciamo dal naturalismo. Nei libri di Austen non troviamo mondi immaginari, ma una rappresentazione di luoghi, situazioni e sentimenti come li conosciamo nella vita reale. Calcolando la ricorrenza di termini astratti piuttosto che concreti, i romanzi di Austen assomigliano alla gran parte di quelli pubblicati tra il 1811 e il 1818, che tendono a essere astratti nel descrivere stati d’animo e relazioni sociali. Austen è però decisamente unica nelle scelte lessicali con cui dipinge le emozioni – usa parole moderne come awkward, decided, dislike, glad, sorry, suppose – e segna lo scorrere del tempo. Le sensazioni provate dai suoi personaggi non sono infatti sospese in un momento indeterminato, ma connesse alla realtà con riferimenti precisi – always, fortnight e week. Questo significa che la sua scrittura vive nel quotidiano, tenendosi lontana da qualsiasi tono melodrammatico.
A differenza dei suoi contemporanei, utilizza più termini per riferirsi alle donne (she, her, Miss, sister), maggiore intensità (very, much, so) e molta più ironia. I suoi estimatori riconosceranno che questa è una caratteristica fondamentale di tutte le sue opere, che si distinguono anche per l’uso di parole specifiche per sottolineare bizzarrie, incongruità ed esagerazioni. È stata innovativa persino nel collocare verbi come could e must in un nuovo contesto, associando il primo al pensiero, la percezione o la conversazione, il secondo alle riflessioni dei personaggi sulle opinioni o le emozioni degli altri.
La particolare scelta del lessico, delle associazioni verbali e delle costruzioni grammaticali rivela il vero obiettivo dell’autrice: indagare l’animo umano e i sentimenti, approfondire il tentativo delle persone di comprendere se stesse e gli altri. È questa acuta intelligenza emotiva – che emerge anche dalla data analysis – a rendere l’opera di Austen pressoché immortale. E questo è un messaggio importante per gli storyteller di ogni tempo.
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